Non entreremo nel territorio del perché per l’umanità sia importante investire sulle colture perenni, siano esse cerealicole piuttosto che arboree, che si tratti di coltivazioni di semi oleosi e di leguminose. Di frutta o di ortaggi.

Certamente saremo molto felici se questo ci può tenere lontani da alcune meraviglie della “chimica” che potrebbe trovare nuovi orizzonti nella produzione di molecole capaci di realizzare pappe alimentari per animali e per persone. Pappe gustosissime da condire con additivi di ogni sapore e colore per realizzare prodotti tipici di ogni regione e cultura attraverso stampanti 3D e sistemi di cottura computerizzati.

A noi i cereali, i legumi e tutti le coltivazioni perenni ci incuriosiscono se possono allargare le aree di destinazione agricola, se permettono di far tornare le persone in territori dove la presenza umana si fa sempre meno frequente, se possono facilitare il ripopolamento di borghi abbandonati, se possono integrare i redditi di agricoltori o di cooperative anche di comunità.

Ci interessano anche se possono arricchire di valori nutraceutici e semplicemente di gusto le nostre tavole. Un risotto realizzato con un vialone perenne sarà più consistente e manterrà meglio la cottura oppure sarà più gustoso o diversamente gustoso?

Le ampie e suggestive radicazioni dei cereali perenni possono aiutare ad arricchire e non depauperare i terreni di pianura ad alta vocazione cerealicola; l’altezza delle messi possono aiutare a ridurre i fabbisogni di anticrittogamici e la maggiore e ripetuta produzione di paglia nel corso dell’anno con benefici per i terreni e per tutta la filiera; sono tante le promesse interessanti e naturalmente possono riguardare in modo diverso terreni con caratteristiche molto differenti.

L’interesse per un istituto di sociologia rurale risiede nella capacità di queste culture di arricchire le mappe colturali a disposizione per operatori del territorio e di integrarsi in modo utile con altre filiere.

Recentemente si è avviato il movimento per la reintroduzione della coltivazione e della filiera complessiva delle canape che può aiutare a rimettere a coltura terreni persi per tante ragioni, tra cui fenomeni di inquinamento piuttosto che di composizione o conformazione del suolo. Così i cereali perenni possono aiutare a rimettere a cultura una forse piccola parte di quella superficie agricola utile in continua contrazione nella nostra comunità.

La superficie agricola utile complessiva in Italia è calata dal 1980 al 2010 da circa 15 milioni di ettari a 12 milioni con una riduzione delle imprese agricole da circa 3 milioni a un milione e seicentomila. La contrazione delle imprese non ha quindi generato un vasto fenomeno virtuoso di ridestinazione agricola dei terreni. Anche le superfici destinate alla coltivazione dei cereali si sono contratte a partire dal 1921 al 2015[1] da 7.350.000 a 2.966.000.

La riduzione dell’impiego agricolo dei terreni non è prevalentemente il frutto della cementificazione, fenomeno comunque da tenere sotto controllo, è invece il frutto di modificazioni sociali, economiche e dei sistemi di produzione. Terreni inerti possono in alcuni casi diventare meri substrati dove porre vasche artificiali di terreno dove coltivare con sistemi di alimentazione goccia a goccia prodotti orticoli di perfetta qualità standard (ivi compresi i sapori). Questi terreni vengono premiati in alcuni casi per la facile accessibilità logistica in altri proprio per il loro basso valore economico dovuto alla scarsa fertilità. Nulla di male, anche se purtroppo questi sistemi molto efficienti non sempre ci permettono di stupirci per la gustosità dei prodotti. In modo parallelo terreni fertili ma con pendenze elevate, di ridotta dimensione per motivi naturali o per il continuo frazionamento delle proprietà, possono diventare salto, boschi e sterpaglie di scarso valore che, dopo prolungati periodi di abbandono, sono difficilmente riconducibili in tempi rapidi ad attività agricole utili.

Un esempio di Emotional Analysis, realizzata attraverso strumenti digitali e utilizzando come basi dati le conversazioni sui social network, su temi realtivi alla filiera cerealicola.

Un esempio di Network Analysis, realizzata attraverso strumenti digitali e utilizzando come basi dati le conversazioni sui social network, su temi realtivi alla filiera cerealicola.

I cereali e in genere le coltivazioni perenni possono facilitare il reimpiego di terreni considerati marginali, inoltre, facendo emergere le stratificazioni più profonde dei terreni, possono invece allargare la mappa gustativa e quindi l’interesse dei consumatori. La diversa composizione dei terreni può così essere valorizzata e connotare in modo significativo i prodotti di una zona.

Anche il paesaggio può essere influenzato, da sempre siamo stati colpiti dalla bellezza dei campi di grano specie nella stagione della maturazione. Il rosso rugginoso che si incendia in alcune ore del giorno è una immagine che ogni volta mi commuove profondamente. Così rimango affascinato dalla bellezza del monococco che rugginoso e nerastro mi sopravanza e così mi sento ancora più piccolo di fronte alla natura. Pianta che quando flette, subito si rialza e rimane eretta, il monococco è ampiamente indenne da infestanti su cui prevale proprio per la propria altezza. Anche il gusto delle paste, dei pani, dei dolci e delle birre di monococco sono eccellenti. Le due colture non sono in contrasto tra loro, come non lo sono i grani antichi (a volte ancora giovincelli perché vecchi solo di qualche decennio) rispetto a varietà nuove e più adatte a coltivazioni intensive. Come sarà il paesaggio dei campi di cereali perenni, le messi saranno più alte, più rugginose o più verdi, quali successioni cromatiche si alterneranno nel corso delle stagioni?

Così ben vengano i cereali perenni se arricchiranno la mappa delle possibili scelte di coltivazione, di cucina e sosterranno l’allevamento animale con la loro ricca e ripetuta fienagione o l’artigianato delle paglie o di nuovi tessuti. Tutto ciò in Italia, come in Africa o in qualunque altra regione del mondo.

La diversificazione non è un valore assoluto e la capacità di produrre grandi quantità dello stesso tipo di prodotto, agricolo o della trasformazione, può rappresentare un grande successo. Nella economia contemporanea però, sempre alla ricerca di nuove specialità, di nuovi sapori, di nuove immagini in luoghi sempre più differenziati e ricchi di storia e cultura, la diversificazione delle produzioni, se accompagnata a valori qualitativi elevati e fortemente connotati e ricchi di sapore e di aromi rappresenta un elemento di successo e insieme un’aspettativa marcata nei confronti del nostro sistema culturale e colturale.

Le numerosissime varietà di olive e quindi di oli non possono ridurre la competizione solo al confronto tra produttori industriali e frantoiani, tra vergini filtrati e non filtrati. Tra olive italiane o miscele di oli comunitari ed extracomunitari. Così per i vini, dove un bellone brut in purezza o una malvasia puntinata possono giustificare da soli un viaggio da New York per i colli e le montagne laziali, senza dimenticare le mura ciclopiche delle città o le mozzarelle profumate. Certo i vini possono essere aromatizzati in molti modi, i formaggi possono essere addizionati di erbe e ingredienti vari, le paste colorate e profumate come le patate.

Ma un frisone sa ben distinguere tra le tante varietà di patate che segnano le sue giornate come ci racconta la poesia che riporto di seguito e che è stata letta da Froukje Hielkema, nel corso dell’evento tenutosi all’interno del festival e che ha permesso un ulteriore gemellaggio tra La Valletta e la città di Leeuwarden, entrambe Capitali Europee della Cultura 2018. Così sarà possibile che quel signore possa comprendere le caratteristiche anche delle nostre patate di Avezzano o di Cetica, mettendosi poi alla ricerca di altre specialità del territorio.

[1] Il valore del 2015 è provvisorio ma attendibile per dimensioni complessive

POEMS IN LINGUA FRISONE (E TRADUZIONE IN ITALIANO)

Grytsje Schaaf – ierdappels foar loaie froulju

yn ‘e kelder steane twa kisten fol
nijen tear en noedlik
âlden stoef en flink bepoeiere
wrottershannen feie it ljocht oan
skarrelje beret in miel byinoar
ûnder de tinst mooglike jaskes
printet in âld krante switterich it nijs
op jierren fan famyljeberjochten en Gurbes
tommen snjitterje drûch slyk bûten it bakje
oer de skelk op de grûn mar ach,
sa kreas as by mem wurdt it toch net
hast lykweidich
snijt it molemes breklike mearke-linten
leit blauwe plakken iepen
plúzet de eagen út
oan ‘e itenstafel dûke se
ien foar ien it brakke wetter yn

Martin Reints – De aardappeleters

Ruige herdershond bij de boeren en de wevers:
kiest het hondenpad dat naar de donkere
sombere hutten voert
bijt zijn tanden niet stomp
op de oude vijl van de onverkoopbaarheid
zoekt iets wat groene zeep- en koperachtig is
ziet in de hutten niets dan wat hij ziet:
de knollen, gepoot, gerooid, gekookt en opgeprikt
verbeeldt zich niet, herinnert zich
de vorken in de handen van de handenarbeid
het spek, de rook, de aardappelwasem
‘s avonds, of misschien in het daglicht
of allebei, of geen van beiden
niet anders kunnende zijn dan hij is.

Baukje Wytsma – Jirpels

Us mem is gek op pasta,
ús heit hat leaver rys,
myn broer bestelt in pizza
ús pake fynt soks fiis.
Syn wrâld bestiet út jirpels
dêr draait it om by him,
syn jirpelskilersmeske
skylt tinner noch as tin.
Op moandei yt er it Borgers
op tiisdei Reade Star
op woansdei Opperdoezen
op tongersdei Doré’s
op freed dan binne it Bildtstar
op sneon de Nicola’s
op snein skylt hy Irenes
en beppe seit :
Hawar!
In ierpel of in jirpel
der is gjin dei gelyk,
do bliuwst myn Eigenheimer
fol fleur en dynamyk!

Grytsje Schaaf

Patate per donne pigre
In cantina stanno due cassette piene
nuove, delicate, da trattare con cura
vecchie, indurite e impolverate.
Rozze mani strofinano l’interruttore della luce
E raccolgono abbastanza per un pasto
Sotto le bucce più sottili leggi di un vecchio giornale
notizie e frammenti di cronache familiari trasudati.
Pollici spazzano melma seccata fuori dal
Contenitore, sul grembiule e a terra.
Però, ordinata come da mamma non sarà mai.
Il coltello taglia nastri quasi paralleli in
riccioli che si spezzano
fa scoprire lividi
e stacca gli occhi.
sul tavolo si tuffano –una per una –
nel acqua salmastra.

Tsjits Peanstra

Il benessere
Quando penso a mangiare
Assaporo vari tipi di pane con prosciutto crudo.
Quando sto scrivendo di cibo
Il pensiero va a
Pane di segala con ciccioli
A fagioli rossi con pancetta stufata
A patate novelle anche
Ad anguilla affumicata e fagiolini
A frittelle, a piselli verdi
Banane, cipolle crude e cotte
Vedo tutto senza sforzo davanti a me
Ma se penso a sete e fame
viene in mente niente
Non saprei cosa siano.

Baukje Wytsma.

Patate
Mia madre va matta per la pasta
Mio padre preferisce il riso
Mio fratello ordina una pizza
Mio nonno smorfia: che schifo
Per lui devono essere patate
Il suo mondo finisce là.
Ha il coltellino per pelarle
Devi vedere come sottile lo fa
Cosi lunedi mangia Borgers
Di martedi Reade Star
Mercoledi Opperdoezen
Giovedi Doré’s
Venerdi sono Bildtstars
Di sabato le Nicola’s
Per domenica pela Irene’s
E nonna dice
Va ben
Una patata o una patata
Mica sono tutt’ ugual’
Tu resti il mio *Eigenheimer
Non mi senti lamentar’
*Eigenheimer si dice anche di una persona un po ossessionata / fissata.
Il più bello d’Europa
“Questo è il più bel posto d’Europa” diceva mio zio
Che aveva viaggiato un sacco
Ci trovavamo sulla cresta della diga vicino a Skjutstertille
A sinistra il mare e a destra una stradina tortuosa tra i campi di grano,
I due paesini e poi lontani i campanili di posti più grandi
Si intravede forse dove acchiappano le anatre
Tempo dopo l’ho visto, l’ho esperimentato mentre leggevo
Una poesia di un nostro poeta allora in Svezia
Di due persone silenziose su una carrozza, che seguono la via lungo la costa
“Al lato del sentiero ondeggia il grano maturo; sospesa nell’ aria il caldo fruscìo
Tutto odora di frumento e *wad”
Non, studenti-notai in gita nella baldoria – non sempre lo notano
Ma uno come Scipio – non è cresciuto in questo paesaggio? – lui
sa viverlo
Ed un qualche operaio agricolo che si trova sulla corona della diga si
E ne potrebbe sapere di più delle cose ovvie
Il mare aperto non c’è più e frammenti del immagine sono venuti a mancare,
ma quella meraviglia c’è stato
E perché quello che c’è stato devrebbe essere di meno di quello che verrà
Non sta tutto scritto nel grande libro?
Ah, quel lato chiaro –illuminato – del nostro passato
Quanti momenti di gioia contiene.
Obe Postma.
*Wad è la parte della terra bagnata della marea alta (da 1 a 3 metri di differenza di livello di mare)

[1] Il valore del 2015 è provvisorio ma attendibile per dimensioni complessive